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Un detective in cucina

Nero Wolfe

Per far funzionare come si deve le cellule grigie, l'importante è mangiare bene.
E nessuno lo sa meglio di Nero Wolfe, il detective nato negli anni Trenta dalla penna di Rex Stout e più volte portato sul piccolo schermo: memorabile il Wolfe di Tino Buazzelli nello sceneggiato Rai di fine anni Sessanta, da menzionare la trasposizione più recente (2012), dove ad impersonare l'investigatore – in momentanea trasferta a Roma – è l'attore e doppiatore Francesco Pannofino.
Perché mai un detective dovrebbe aggirarsi tra le nostre pagine virtuali, in mezzo a cibo e cucine?
Semplice: perché Nero Wolfe è, prima di tutto, un grande amante del buon mangiare. Anzi, del buonissimo mangiare. L'investigazione, dopotutto, è per il corpulento e acuto detective solo un mezzo come un altro per mantenere il suo altissimo tenore di vita, nella serra e in cucina. Non a caso, chiedere la sua consulenza potrebbe costare davvero salato.
Assolutamente restio a muoversi dal suo appartamento di New York, all'estremità ovest della 35esima strada, Wolfe ha un assistente, Archie Goodwin, ovviamente un cuoco e maggiordomo tuttofare, Fritz, e infine il “balio” delle orchidee, Teodore.
Due sono infatti le grandi passioni del detective: la cucina, appunto, e le orchidee. Ogni giornata è pianificata intorno alla sua routine: la cure delle orchidee – quattro ore al giorno nella serra sul tetto – e il cibo di altissimo livello.
Poche persone elette hanno l'onore di sedere alla tavola di casa Wolfe.
Curioso potrebbe essere tentare di raccontare l'incontro tra il detective e un altro personaggio di carta, passato poi sul grande e piccolo schermo con straordinario successo.
Un personaggio non certo positivo, ma sicuramente tanto acuto quanto amante del cibo: lo psichiatra e criminale Hannibal Lecter.
Sarebbe interessante immaginare il dialogo tra i due, e magari avere l'onore di sedersi alla loro tavola.
Sempre che, sia ben chiaro, a fare la spesa non sia il Dottor Lecter. 

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